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Inutile sottolineare che il Green Pass relativo al Vaccino Covid19 è il tema del momento e, nel mondo del lavoro, si sono accese le polemiche anche in merito all’uscita del D.L. 105 del 23 Luglio 2021.

Anche se in realtà il D.L. 105 definisce ambiti specifici solo in relazione ai fruitori di determinati servizi e attività per i quali il Green Pass da libero accesso, ci si chiede se lo stesso documento possa anche essere utilizzato per consentire o meno l’accesso ai luoghi di lavoro.

Il dibattito è in corso, più acceso che mai ma, in attesa che il legislatore definisca più chiaramente questa questione così delicata, ricordiamo che il Garante della Privacy si era già espresso pochi mesi fa in merito al Vaccino Covid19 ed in relazione all’utilizzo dei dati sanitari in ambito lavorativo con la pubblicazione delle FAQ COVID19 sul suo sito www.garanteprivacy.it.

Proprio per non dare adito ad interpretazioni errate il Garante aveva pensato bene di chiarire gli aspetti in merito al Trattamento dei Dati relativi alla vaccinazione nel contesto lavorativo che possono essere direttamente riconducibili anche al Green Pass.

Ricordiamo che il Green Pass non certifica solo l’avvenuta vaccinazione, bensì anche altre situazioni abilitanti come esiti di tampone negativo o avvenuta guarigione da Covid.

In ogni caso, sia che si parli di vaccinazione, guarigione da Covid o esiti da tampone, stiamo sempre parlando di DATI SANITARI quindi Dati Sensibili o Particolari, per i quali vigono regole ben precise di trattamento in relazione a normative privacy recenti come il GDPR e meno recenti come lo STATUTO dei LAVORATORI

Detto ciò, visto che le FAQ del Garante sono state pubblicate prima ancora che si parlasse di Green Pass e quindi, giustamente non ne fanno cenno ma, essendo lo stesso Green Pass un documento che attesta la vaccinazione da Covid19, potremmo tranquillamente sostituire nel testo la parola “Vaccino Covid19” con la parola “Green Pass” che il risultato sostanzialmente non cambia.

Riportiamo di seguito a questo punto le FAQ del Garante.

Le FAQ del Garante in merito al Vaccino COVID19 in ambito lavorativo

Il Garante della Privacy, in un documento pubblicato sul suo sito ha deciso di dare risposta ad alcuni quesiti e li ha riassunti in un documento scaricabile in PDF, sotto forma di FAQ, sintetiche, in forma grafica e comprensibili.

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Le domande a cui viene data risposta sono quelle che più di tutte possono essere fonte di dubbio in merito al Trattamento dei Dati personali e quindi, in rapporto al Regolamento Privacy UE 2016/679 o GDPR allo scopo soprattutto di aiutare i DPO e i datori di lavoro e prevenire eventuali azioni illecite o atti che possono generare comportamenti discriminatori.

Può il datore di lavoro chiedere ai propri dipendenti se sono stati vaccinati o meno?

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Questa Faq chiarisce bene il concetto che nemmeno il consenso del dipendente può essere condizione di liceità per acquisire il dato dell’avvenuta vaccinazione da parte del Titolare, nemmeno se quest’ultimo la richiede tramite il medico competente che rimane l’unico, oltre alle Autorità Sanitarie, a poter disporre di questo dato e a confermare di conseguenza l’idoneità lavorativa.

Questo perché, in un contesto lavorativo, il rapporto subordinato fra lavoratore e titolare crea uno squilibrio di ruoli tale da non rendere il consenso realmente libero e incondizionato come espresso nel considerando 43 del GDPR.

Può il datore di lavoro negare l’accesso ai luoghi di lavoro se il dipendente non è vaccinato?

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In attesa di un intervento del legislatore nazionale che eventualmente imponga la vaccinazione anti Covid-19 come conditio sine qua non per lo svolgimento di determinate professioni, attività lavorative e mansioni, nei casi di esposizione diretta ad “agenti biologici” durante il lavoro, come nel contesto sanitario, il Garante precisa che si applicano le disposizioni vigenti sulle “misure speciali di protezione” previste per tali ambienti lavorativi (art. 279 del d.lgs. n. 81/2008).

Può il datore di lavoro chiedere al medico competente i nominativi dei dipendenti vaccinati?

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Con quest’ultima FAQ il Garante vuole ribadire una cosa molto importante ovvero che, solo il medico competente può trattare i dati personali relativi allo stato di salute dei dipendenti quindi analisi, referti, diagnosi, anamnesi, terapie etc. e quindi anche le vaccinazioni non fanno certo eccezione. Il datore di lavoro deve quindi limitarsi a mettere in atto le misure indicate dal medico competente nel caso esprima una valutazione, nei confronti del lavoratore, di parziale o temporanea inidoneità.

Conclusioni sull’uso del Green Pass in ambito lavorativo

Al momento della stesura di questo articolo, sia in ambito pubblico, che in ambito privato, non vige nessun obbligo di vaccinazione diffusa per nessuna categoria di lavoratori ad eccezione degli operatori sanitari e scolastici.

L’attuale normativa D.L. 105 del 23 Luglio 2021 sul Green Pass è riferita solo ad “accesso” a “servizi e attività” ben definiti in un elenco specifico.

Non si può quindi pensare a nessun obbligo generalizzato in ambito lavorativo privato se non a seguito di una ulteriore normativa ad hoc che è in discussione proprio in questi giorni.

Se ne evince che, fino a che non verranno introdotte normative specifiche in merito all’obbligatorietà del vaccino in certi ambiti lavorativi, l’esibizione del Green Pass al Datore di Lavoro come condizione per l’accesso ai luoghi lavorativi non può essere considerata lecita a meno che non ci sia una precisa disposizione del medico competente che stabilisca l’inidoneità alla mansione lavorativa nel qual caso, potrà essere richiesto un cambio mansione, se fattibile.

Se per caso avete ancora dubbi sui comportamenti da tenere potete in merito alle varie disposizioni su COVID19 e Lavoro potete leggere il VADEMECUM completo che riassume le cose più importanti in merito al trattamento dati in ambito lavorativo.

Aggiornamento Articolo del 6 Settembre 2021

Risposte ai quesiti del Garante Privacy pubblicate sul sito ufficiale

Affinché si possa fare maggiore chiarezza in merito alla presunta ILLEICITÀ del GREENPASS, opinione peraltro molto diffusa soprattutto nei social, riportiamo il documento pubblicato sul sito ufficiale del Garante il 6 Settembre 2021, con le risposte ai principali quesiti ricevuti in questi giorni, proprio su questo tema.

Fermo restando che il dovere di verifica spetta ai soli datori di lavoro che operano negli ambiti sanciti dai provvedimenti normativi, il Garante chiarisce che, se il trattamento dei dati sanitari che consiste nella verifica del GREEN PASS mediante l’APP “Verifica C19”, è funzionale a tali adempimenti, viene condotto conformemente alla disciplina richiamata e nel rispetto delle norme in materia di protezione dei dati personali (e in primo luogo del principio di minimizzazione), tale trattamento NON PUÓ :

“comportare l’integrazione degli estremi di alcun illecito”,

“né tantomeno comportare l’irrogazione delle sanzioni paventate” nei quesiti ricevuti,

 “non necessita di autorizzazione, e va condotto nel rispetto del complessivo quadro normativo su richiamato.

In definitiva, sempre in base al principio di minimizzazione per il quale un “trattamento non deve comportare la rilevazione di dati eccedenti le finalità perseguite e, in particolare, di dati inerenti la condizione sanitaria dell’interessato”, si può chiedere l’esibizione (ostensione) del GreenPass ma, NON SI PUÓ RACCOGLIERE e/o ARCHIVIARE il DATO.

Vietato quindi tenere elenchi dei vaccinaticopie dei GreenPass né cartacei né digitali, come in recenti casi di alcune palestre che, per non doverlo richiedere tutte le volte, avevano scansionato ed archiviato i GreenPass nella scheda del cliente.

Rimane ancora qualche dubbio in merito alla disciplina transitoria della “Certificazione di esenzione al Vaccino” per la quale saranno necessari maggiori garanzie.

A questo Link il documento sui Quesiti del Garante

Fonti: Garante della Privacy

10 commenti
  1. giovanni
    giovanni dice:

    se dovesse divenire obbligatorio il soggetto vaccinante non dovrà firmare nulla al momento della vaccinazione ? quindi lo stato italiano si prende in carico eventuali sintomi da vaccino? Grazie

    Rispondi
  2. di vico giuseppina
    di vico giuseppina dice:

    La domanda fatta da Giovanni è fondamentale. Come può lo Stato, o un’azienda che chiede l’obbligo di assumere un farmaco sperimentale, non assumersi l’onere dei danni. Gli effetti collaterali gravi e meno gravi ci sono. Vengono solo nascosti e negati. Questo e veramente tragico per tutti.

    Rispondi
    • Marco Gentilini
      Marco Gentilini dice:

      Buongiorno Giuseppina, le ricordo che questo non è un blog scientifico, l’articolo parla di Privacy nell’ambiente di lavoro in merito ai dati sanitari quindi anche il Green Pass.
      Per riflessioni di altro tipo il canale giusto è Facebook.
      Grazie e buona giornata

      Rispondi
  3. Antonella
    Antonella dice:

    Buonasera, io lavoro in 1 mensa scolastica. Non ho fatto vaccinazione,
    Ho un contratto inderminato,
    posso chiedere la sospensione per 2 mesi, no lavoro, no stipendio certamente o possono comq licenziarmi?

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